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Nuova Evoque, la baby Range stupisce ancora: ibrida, ecologica e con il cofano “invisibile”

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Quando, nel 2010, venne presentata la prima Evoque, si percepì netto il senso di una rivoluzione avviata dai tradizionalisti inglesi titolari del marchio Range Rover, quello dei fuoristrada di lusso capaci di portarti a una festa di gala in abito scuro o lungo i sentieri accidentati dell’offroad più estremo: l’Evoque era infatti la prima Range di dimensioni compatte (è lunga 4,37 metri) e il primo Suv di aspetto realmente sportivo, con tetto basso e inclinato, vetrature e lunotto sottili, in stile coupé, con prestazioni molto vicine a quelle di un’auto tradizionale, per niente condizionate dalla guida alta. E infatti quasi 800.000 unità vendute in 9 anni (l’80% esportate fuori dal Regno Unito) e 217 premi raccolti nel mondo ne hanno decretato il successo. Migliorare tutto ciò realizzando qualcosa che andasse oltre un banale restyling non era dunque impresa facile, tutt’altro. Ma, grazie anche a un investimento di ben un miliardo di sterline, i maestri inglesi ce l’hanno fatta.

Appena lanciata anche in Italia, la nuova Evoque assomiglia molto alla prima, ma nasce su un nuovo pianale in acciaio e alluminio (PTA, acronimo di Premium Transverse Architetture), è stata leggermente rinnovata nello stile e profondamente nei contenuti, e presenta valori aggiunti di assoluto rilievo: è infatti costruita, equipaggiata e motorizzata con l’obiettivo di contenere le emissioni nocive, a cominciare dal ricorso al mild-hybrid 48V, cui si aggiungerà presto anche il plug-in (abbinato ad un nuovo motore tre cilindri 1,5 litri).

Se a tutto ciò si sommano i criteri costruttivi adottati in fabbrica (il gruppo Jaguar-Land Rover è certificato come “carbon neutral”) e l’impiego di materiali ecologici per gli interni, a scapito persino delle tradizionali pelli pregiate da sempre associate al marchio Range Rover, si avrà chiaro il quadro di un progetto che ha fatto dell’eco compatibilità un autentico must.

Esternamente il model year 2019 si segnala per quello che Gerry McGovern (capo dello stile di Land Rover) ha definito “l’approccio riduzionista del design che riparte dalla semplicità”. Una semplicità tuttavia impreziosita dal profilo coupé, caratterizzato dall’angolo del tetto e dalla linea di cintura inclinata, per non dire delle spalle pronunciate e dei possenti archi passaruota che, soprattutto con i cerchi da 21 pollici, contribuiscono a creare un forte impatto visivo. I fari a LED Matrix super sottili valorizzano la raffinata grafica dei gruppi ottici anteriori e posteriori, mentre le maniglie a filo (tipiche delle auto sportive votate alla ricerca della migliore aerodinamica) si integrano – come sulla Velar - nelle linee morbide e scultoree delle fiancate.

Alla definizione del design ha contribuito anche l’italiano Massimo Frascella, che nel gruppo Jaguar-Land Rover è responsabile dello stile esterno. “L’importante – ha detto Frascella – era salvaguardare le proporzioni compatte dell’Evoque, perciò le abbiamo mantenute molto simili alle originali, conservando gli sbalzi corti, ma allungando il passo per ottenere una maggiore praticità”.

Inutile dire che la maggiore distanza tra i due assali assicura un comfort ulteriormente migliorato a beneficio dei passeggeri seduti dietro, ai quali vengono assegnati 21 mm in più e anche maggiore spazio per i piedi sotto i sedili anteriori. La capacità del bagagliaio è aumentata del 10% (591 litri), ma con la seconda fila di sedili ripiegata può raggiungere 1.383 litri. Quanto al posto guida e al sedile passeggero, risultano perfetti negli allestimenti più ricchi, che godono delle regolazioni elettriche, anche lombari (assenti su alcune versioni).

Ma ciò che emerge maggiormente, come elemento di novità degli interni, è la scelta radicale di rinunciare alle tradizionali pelli pregiate per utilizzare materiali tessili di nuova generazione, con l’obiettivo di minimizzare l’impatto ambientale. Secondo la Casa, su ogni Evoque vengono utilizzati fino a 33 kg di materiali naturali e riciclati, provenienti da un misto di fonti post consumo o post industriali nell’ambito della catena di fornitori.

Una delle opzioni previste è l’impiego di un materiale sviluppato da Kvadrat, azienda tessile danese che combina un misto lana abbinato allo scamosciato tecnico Dinamica, un materiale ottenuto da 53 bottiglie di plastica riciclate per veicolo. Un’altra opzione è costituita invece dal tessuto Eucalyptus prodotto con fibre naturali ricavate dalle piante, la cui coltivazione richiede minori quantità di acqua rispetto a quella impiegata nei materiali tradizionali. “Questo tessuto – assicura la Casa - si abbina ad un nuovo e leggero materiale di origine non animale”.

Con un po’ di enfasi, in Land Rover parlano di “una tattilità sontuosa e un design unico”, sottolineando la capacità dei nuovi materiali ecologici di costituire “una vera alternativa prestigiosa alla pelle”. Fermi restando il valore, la qualità e la credibilità del progetto, è molto probabile, però, che il cliente Range Rover non accetterà a cuor leggero la rinuncia a una tradizionale pelle connolly morbida e profumata.

La nuova Evoque è disponibile fin dal lancio con propulsione di supporto elettrica mild-hybrid 48 Volt, che immagazzina, in una batteria posta sotto al pianale, l’energia normalmente dissipata in decelerazione. A velocità inferiori ai 17 km/h, quando il guidatore frena, il motore si spegne per minimizzare le emissioni. Questa tecnologia riduce sia i consumi sia le emissioni, che sulle versioni meno potenti e prestazionali fanno registrare 149 g/km. In proposito Dave Skipper, manager del programma d’integrazione della tecnologia ibrida, dichiara: “L’elettrificazione è la colonna portante della futura mobilità e il mild-hybrid è il primo passo in questa direzione. Un mild hybrid non necessita di ricarica e garantisce un autentico risparmio di carburante del quale possono beneficiare pressoché tutti i clienti dell’Evoque”.

Ciò detto, vale la pena ricordare che per chi desidera qualcosa in più sul fronte dell’eco compatibilità ci sarà anche il modello plug-in, in arrivo tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020. Sarà un ibrido benzina-elettrico abbinato ad un propulsore a benzina a tre cilindri 1,5 litri, ma per ora non sono stati forniti particolari né sulle prestazioni, né sull’autonomia a zero emissioni né sui tempi di ricarica della componente elettrica ad una presa di corrente.

Quanto ai motori di base previsti in questa fase di lancio, il ventaglio delle possibilità comprende sei propulsori Ingenium a 4 cilindri, tre a benzina e tre diesel, tutti con cilindrata di 2000 cc: i primi dichiarano potenze di 200, 249 e 300 cv; quelli a gasolio di 150, 179 e 241 cv. La Evoque turbodiesel da 150 cv è l’unica con trazione anteriore e cambio manuale a 6 marce: costerà 39.250 euro, ma per ora non è disponibile in Italia, dove invece sono già ordinabili le versioni più potenti, tutte dotate di cambio automatico ZF a 9 marce e trazione integrale, con prezzi a partire da 44.450 euro. Tutte si avvalgono, come detto, del sistema mild-hybrid a 48 Volt che si avvale di un motorino di avviamento da 15 cv collegato all’albero motore ed è in grado di fornire un supplemento di spinta fino a 140 Nm, mentre nei rallentamenti viene trascinato dalle ruote e genera corrente per ricaricare la batteria da 0,2 kWh alloggiata sotto al pianale.